LAVORO, RALLENTANO LE DIMISSIONI NELL’ANNO DELLA PANDEMIA

LAVORO, RALLENTANO LE DIMISSIONI NELL’ANNO DELLA PANDEMIA

I dati dell’Ispettorato nazionale del lavoro rivelano che nel 2020 si sono ridotti anche i recessi dei genitori lavoratori, a quota 42.377 (-17,8% rispetto al 2019) ma il 77,4% sono donne.

Nell’anno della pandemia l’occupazione a tempo indeterminato ha sostanzialmente tenuto, grazie agli ammortizzatori sociali e al blocco dei licenziamenti, introdotto da febbraio 2020.
A fare le spese della contrazione di lavoro, che comunque a fine 2020 faceva segnare oltre 650 mila occupati in meno rispetto a febbraio – l’ultimo mese prima del dilagare della pandemia – sono stati soprattutto gli autonomi e i lavoratori assunti con contratti a termine.

I dati appena diffusi dall’Ispettorato nazionale del lavoro sulle dimissioni dei genitori lavoratori, rivelano poi che non c’è stata la temuta ondata di abbandono dell’impiego che, soprattutto per le donne, era stata paventata nei mesi iniziali della pandemia.

Le cessazioni di rapporti di lavoro nel 2020 sono state 9,3 milioni, il 17,7% in meno rispetto al 2019 (quando erano state 11,3 milioni). La maggior parte di queste cessazioni è dovuta alla scadenza del contratto, che riguarda più di sei milioni di rapporti.
Le cessazioni promosse dal datore di lavoro sono state 775mila, il 31,8% in meno rispetto all’anno prima.
I licenziamenti, in particolare (558.499), sono stati il 35,6% in meno rispetto al 2019.
Le cessazioni richieste dal lavoratore sono state invece 1,5 milioni, il 15% in meno rispetto all’anno prima.

Se si guarda alle dimissioni volontarie e alle risoluzioni consensuali dei genitori di bambini fino a tre anni, che sono soggetti alla convalida dell’Ispettorato del lavoro (per verificare l’effettiva e libera volontà del lavoratore di mettere fine al rapporto), si scopre che nel 2020 sono state 42.377, in calo del 17,8% rispetto al 2019.
Si conferma la forte disparità di genere degli anni precedenti: il 77,4% delle convalide si riferisce a donne.
Sono dunque le lavoratrici madri le più esposte al recesso dal mercato del lavoro quando ci sono in famiglia figli piccoli.
Come negli anni precedenti, due terzi dei genitori coinvolti ha un’età compresa fra 29 e 44 anni.
Il 61% dei richiedenti ha un solo figlio, e l’età che più incide sul recesso volontario è quella da zero a un anno, nella quale prevale l’esigenza di primo accudimento del minore.
Le lavoratrici madri e i lavoratori padri si dimettono o aderiscono a risoluzioni consensuali del rapporto, nella metà dei casi, quando hanno una bassa anzianità di servizio (sotto i tre anni).

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