La firma arrivata sull’intesa dei medici è solo il primo passo del rinnovo complessivo dei contratti della dirigenza pubblica.
Almeno nelle intenzioni del Governo, questo secondo capitolo di negoziati dovrà mantenere gli stessi ritmi serrati che hanno consentito di chiudere in pochi mesi il primo, relativo ai contratti 2025/27 del personale non dirigente: per la prima volta le trattative sono state archiviate (molto) prima della scadenza del triennio di riferimento.
Il prossimo tavolo: dirigenti di regioni ed enti locali, segretari e Pta della sanità
Il tavolo in via di apertura riguarda l’area delle Funzioni locali, che comprende i dirigenti di regioni ed enti locali, i segretari comunali e provinciali e i dirigenti professionali, tecnici e amministrativi (Pta) della sanità.
L’atto di indirizzo che avvia le trattative ha trovato nei giorni scorsi la forma definitiva, dopo i passaggi di rito con la Funzione pubblica e il ministero dell’Economia.
I numeri: 14.040 persone e 107,68 milioni di euro
Il contratto interessa 14.040 persone, così ripartite:
- 5.907 dirigenti delle amministrazioni territoriali;
- 5.688 Pta;
- 2.445 segretari degli enti locali.
A regime sono disponibili 107,68 milioni di euro che, al netto di oneri riflessi e Irap, producono un aumento medio di circa 372 euro lordi al mese. Si tratta però di un’indicazione di massima, utile a dare l’ordine di grandezza ma non a stimare gli effetti sulle singole buste paga: l’area è molto diversificata, sia tra le tre categorie sia all’interno di ciascuna.
La retribuzione dei segretari, e quindi l’entità dell’aumento, dipende ad esempio dalla fascia di assegnazione, che negli anni varia in base all’anzianità di servizio e alle abilitazioni ottenute.
Una categoria spesso in coda al calendario dei rinnovi
L’approdo dell’atto di indirizzo, frutto dell’accordo dei comitati di settore di Regioni-Sanità e Autonomie, fa avanzare un’area che di solito resta in coda nel calendario dei rinnovi, i quali in genere partono dai dirigenti delle Funzioni centrali: ministeri, agenzie fiscali ed enti pubblici non economici come Inps e Inail.
Al centro dell’agenda il rilancio del welfare contrattuale
Oltre agli aumenti, il rinnovo tocca temi rilevanti per le condizioni di lavoro. Il punto principale è il rilancio del welfare contrattuale, che l’atto di indirizzo definisce strumento fondamentale per l’attrattività del lavoro pubblico, in un’ottica di confronto con il settore privato.
Al tavolo è affidato un ampio ventaglio di compiti, alcuni paralleli a quelli appena definiti nel contratto di medici e dirigenti della sanità pubblica.
Oltre a definire la cornice di regole entro cui si svolge la contrattazione integrativa, l’atto chiede di prevedere la possibilità di integrare le risorse per il welfare integrativo attingendo ai fondi, anche recuperando i risparmi rimasti inutilizzati l’anno precedente.
Il vincolo del tetto ai fondi accessori
Il tutto, inevitabilmente, dovrà avvenire senza sforare il tetto complessivo ai fondi accessori: l’esclusione dal calcolo delle risorse per il welfare è stata finora tentata senza successo.