Il nuovo Disegno di Legge di Bilancio ha introdotto, in tema d’imposta di soggiorno, una disposizione destinata a generare un acceso dibattito tra gli enti locali.
La norma prevede che le misure incrementali sull’Imposta di Soggiorno, attualmente vigenti, siano prorogate anche per il 2026. La vera novità, tuttavia, riguarda la destinazione di una parte del gettito.
Si stabilisce che il 30% del maggior gettito derivante da tali misure incrementali sarà destinato al bilancio statale, con l’obiettivo di incrementare le risorse del Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità e del Fondo per l’assistenza ai minori.
La disposizione viene introdotta “nelle more della revisione della fiscalità collegata al soggiorno temporaneo in strutture ricettive”, ma si scontra con l’autonomia locale e solleva una serie di critiche.
Tre Punti di Critica alla Normativa In Itinere
L’introduzione di questa nuova modalità di ripartizione e destinazione dell’Imposta di Soggiorno è giudicata problematica sotto almeno tre aspetti fondamentali:
- Quantificazione Tecnica del “Maggior Gettito” (Aleatoria): Il primo ostacolo è di natura tecnica. La quantificazione del “maggior gettito” che dovrebbe essere devoluto allo Stato appare incerta e arbitraria.
L’ampia autonomia tariffaria di cui godono i comuni (in parte persino ampliata dal nuovo decreto) e le diverse modalità di accertamento e riscossione rendono la base di calcolo di questa quota estremamente difficile da determinare in modo uniforme e oggettivo. - Violazione dell’Autonomia Impositiva (Il Precedente): La seconda e più grave criticità è di natura politica e istituzionale.
Per la prima volta, si impone ai Comuni di versare allo Stato una quota di un tributo locale proprio, istituito dal Decreto Legislativo sul federalismo municipale (Dlgs 23/2011), in attuazione della legge delega 42/2009 e, in ultima analisi, basato sull’articolo 119 della Costituzione sull’autonomia finanziaria degli enti locali. - Stravolgimento della Ratio del Tributo (Destinazione Eterogenea): L’Imposta di Soggiorno è stata concepita per finanziare interventi nel settore del turismo, inclusi la manutenzione e il decoro urbano, per gestire le esternalità negative generate dai flussi turistici.
La nuova norma le aggiunge invece uno scopo completamente eterogeneo ed estraneo all’ambito originario (disabilità e assistenza ai minori).
Proporzionalità e L’Ironia dell’Auto-Finanziamento
La manovra appare incongrua anche per la sproporzione tra il fabbisogno effettivo dei fondi sociali citati (assistenza ai minori, in particolare minori non accompagnati) e le risorse che potrebbero essere generate dalla quota del 30% dell’imposta di soggiorno, che sono sicuramente inadeguate a coprire la crescente spesa sociale.
Il paradosso è accentuato dal fatto che proprio il 14 ottobre scorso la Camera dei Deputati aveva approvato una mozione per richiedere un incremento dei fondi sociali per l’assistenza ai minori, auspicandone una copertura integrale.
Il metodo scelto dal Governo non solo non soddisfa tale esigenza, ma sottrae risorse già assegnate ai Comuni per finanziare i bisogni che i Comuni stessi chiedono di coprire con risorse statali.
Questa dinamica evoca l’antico detto toscano: «San Giovannino fa l’elemosina al Duomo», per indicare l’aiuto prestato da chi ha meno a chi è percepito come più abbiente.
Urgenza di un Regolamento Nazionale
Si auspica una correzione in sede parlamentare della disposizione. Si ricorda, infatti, che l’Imposta di Soggiorno è in attesa di un regolamento nazionale fin dalla sua istituzione nel 2011, un vuoto normativo di 14 anni.
Gli enti locali, che hanno fatto “decollare” l’imposta rendendola un importantissimo sostegno finanziario per oltre mille comuni, non necessitano di nuove complicazioni.
Al contrario, è urgente avviare la standardizzazione delle discipline e delle procedure di accertamento e riscossione, anche attraverso l’uso di adeguati strumenti telematici.