È disponibile la nota di lettura elaborata da Anci e IFEL sul decreto legislativo n. 147 del 7 agosto 2026, uno dei principali provvedimenti attuativi della delega fiscale in materia di tributi regionali e locali e di federalismo fiscale.
Il testo interviene sia sulla disciplina generale del rapporto tributario sia sulle singole entrate degli enti territoriali, con ricadute dirette sull’attività amministrativa, regolamentare e organizzativa dei Comuni, chiamati nei prossimi mesi ad adeguare procedure, regolamenti e modulistica.
La mancata intesa in Conferenza Unificata
Il percorso del decreto non è stato privo di tensioni. Il 28 luglio, in sede di Conferenza Unificata, Anci aveva espresso la mancata intesa, ritenendo irrisolti alcuni nodi centrali.
Il primo riguarda l’assenza di una compartecipazione comunale all’IRPEF, da tempo richiesta come strumento per rafforzare l’autonomia finanziaria dei Comuni. Il secondo, considerato ancora più critico, è la fiscalizzazione dei trasferimenti alle Regioni destinati a finanziare funzioni fondamentali degli enti locali.
A destare particolare preoccupazione è il fondo per il trasporto pubblico locale, che vale oltre 5 miliardi di euro, di cui circa 2,6 miliardi destinati ai Comuni che gestiscono direttamente il servizio. Secondo Anci, il nuovo meccanismo rischia di generare maggiore incertezza nell’allocazione delle risorse, con possibili ripercussioni su un servizio essenziale per i cittadini.
Le proposte Anci accolte: crisi d’impresa e tributi locali
Nonostante le criticità, il decreto recepisce alcune proposte avanzate dall’Associazione. Tra queste spicca l’estensione ai tributi locali degli strumenti previsti dal Codice della crisi d’impresa.
Gli enti potranno partecipare ad accordi che prevedono pagamenti parziali o dilazionati dei debiti tributari, ma dovranno al tempo stesso definire competenze e procedure interne per valutare le proposte presentate dai contribuenti in difficoltà.
Compliance e avvisi bonari prima dell’accertamento
Sul piano operativo, una delle novità più significative è l’introduzione di lettere di compliance e avvisi bonari da inviare prima dell’accertamento. Si tratta di strumenti, da disciplinare all’interno dei regolamenti comunali, pensati per favorire l’adempimento spontaneo da parte dei contribuenti e ridurre il contenzioso, in una logica di collaborazione tra amministrazione e cittadini.
Per il triennio 2026-2028, inoltre, sale al 100% la quota riconosciuta ai Comuni per la partecipazione all’attività di accertamento dei tributi erariali, un incentivo concreto al contrasto dell’evasione a livello locale.
IMU e TARI: nuove regole per le dichiarazioni
Importanti cambiamenti interessano anche i principali tributi comunali. La dichiarazione IMU potrà essere presentata esclusivamente in via telematica, entro il 30 giugno dell’anno successivo. Per la TARI, invece, il termine per la dichiarazione è fissato in 90 giorni dall’inizio dell’occupazione, con la conseguente necessità per i Comuni di aggiornare regolamenti e modulistica.
Dal 2027 cambiano inoltre le sanzioni per omessa o infedele dichiarazione IMU e TARI, mentre viene rivista anche la disciplina sanzionatoria dell’imposta di soggiorno.
Canone unico patrimoniale: trasparenza e sanatoria
Per il canone unico patrimoniale scattano dal 2026 gli obblighi di trasmissione e pubblicazione degli atti sul Portale del federalismo fiscale. È prevista anche una sanatoria per le delibere adottate tra il 2021 e il 2025, che dovranno essere inserite nel Portale entro il 31 ottobre 2026: una scadenza ravvicinata a cui gli uffici comunali dovranno prestare particolare attenzione.
Un tavolo tecnico per il futuro del federalismo fiscale
Rilevante, infine, l’istituzione presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze di un tavolo tecnico, al quale parteciperanno due rappresentanti Anci. Il tavolo avrà il compito di studiare la fiscalizzazione dei trasferimenti ai Comuni e possibili forme di compartecipazione ai tributi erariali.
Una sede di confronto che potrebbe rappresentare l’occasione per affrontare proprio quei nodi che hanno portato alla mancata intesa, e per costruire un assetto più stabile e prevedibile della finanza locale.