La vicenda giudiziaria nasce da un contenzioso tra un privato e il Municipio Roma V – Direzione Tecnica. Al centro della disputa, alcuni interventi edilizi realizzati su un fabbricato situato in via Romanello da Forlì 24 a Roma.
Il ricorrente aveva presentato una SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) in variante a un precedente Permesso di Costruire del 2021, ma l’amministrazione capitolina aveva riscontrato difformità sostanziali durante i sopralluoghi effettuati dalla Polizia Municipale e dai tecnici comunali.
Le contestazioni del Comune: stop ai lavori e ordine di ripristino
A seguito degli accertamenti, il Municipio Roma V aveva notificato due atti fondamentali:
- Una nota con cui si comunicava il divieto di prosecuzione delle trasformazioni previste dalla SCIA in variante.
- Un’ordinanza di demolizione (ingiunzione di ripristino) per le opere ritenute abusivamente realizzate.Secondo l’autorità comunale, l’intervento non si configurava come una semplice variante, ma comportava una trasformazione non consentita dei volumi, superando i limiti previsti per i “volumi tecnici” e rendendoli di fatto spazi abitabili o comunque difformi dal progetto approvato.
La decisione del TAR: la preminenza del Permesso di Costruire
Con la sentenza n. 22057 pubblicata a dicembre 2025, i giudici della Sezione Seconda del TAR Lazio hanno respinto il ricorso, confermando la legittimità dell’operato di Roma Capitale.
Il Tribunale ha ribadito un principio cardine del diritto urbanistico: la SCIA non può essere utilizzata per legittimare trasformazioni che alterano in modo essenziale il carico urbanistico o che modificano la natura di un volume tecnico se questo supera le altezze e i parametri stabiliti.
I giudici hanno evidenziato che, laddove le opere realizzate non rispettino i requisiti per essere classificate come volumi tecnici (destinati esclusivamente agli impianti), esse devono essere considerate a tutti gli effetti nuova volumetria, necessitando quindi di un titolo abilitativo ben più rigoroso della semplice segnalazione certificata.
Le conseguenze: obbligo di demolizione e ripristino
Il rigetto del ricorso comporta la piena efficacia dell’ordine di demolizione. Il proprietario è ora tenuto a rimuovere le opere abusive e a riportare l’immobile allo stato conforme ai titoli edilizi legittimamente rilasciati.
La sentenza sottolinea l’importanza di una rigorosa corrispondenza tra quanto dichiarato nei progetti e quanto effettivamente realizzato, specialmente in contesti urbani densi dove il controllo del territorio è fondamentale per prevenire abusi edilizi mascherati da varianti minori.