L’Autorità contesta il bando da 105 milioni di euro per la refezione scolastica: sotto accusa la mancata suddivisione in lotti e l’obbligo di acquisto del ramo d’azienda. Il Comune ha 30 giorni per adeguarsi.
Il Comune di Bologna finisce sotto la lente d’ingrandimento dell’ANAC per la gestione del bando di gara relativo alla refezione scolastica.
Con la delibera n. 528, approvata il 17 dicembre 2025, l’Autorità ha bocciato la procedura da quasi 105 milioni di euro destinata ai nidi, alle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado per il triennio 2025-2028.
Le violazioni: dai lotti alla libertà d’impresa
Secondo l’Autorità, il bando progettato dall’amministrazione bolognese presenta criticità strutturali che colpiscono i principi cardine del mercato.
In particolare, sono tre i fronti su cui ANAC ha espresso un parere di illegittimità:
- Mancata suddivisione in lotti: L’aver accorpato un servizio di tale portata in un lotto unico ha, di fatto, impedito la partecipazione delle Piccole e Medie Imprese (PMI).
ANAC ricorda che la scelta di non suddividere l’appalto deve essere “adeguatamente motivata”, cosa che in questo caso non è avvenuta, violando il principio del favor partecipationis. - Obbligo di trasferimento del ramo d’azienda: Il bando imponeva all’aggiudicatario l’acquisto del ramo d’azienda dal gestore uscente e la successiva cessione a fine contratto.
Questa clausola è stata definita “del tutto estranea” al Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) e in contrasto con l’Articolo 41 della Costituzione, poiché limita arbitrariamente la libertà di iniziativa economica privata. - Proroghe illegittime: La progettazione carente ha portato a un’estensione contrattuale forzata di un intero anno scolastico, priva dei presupposti normativi necessari.
Il richiamo ai principi di trasparenza ed efficienza
L’istruttoria, nata a seguito di una segnalazione su anomalie procedurali, ha evidenziato come l’operato del Comune sia andato “al di fuori dei limiti normativi”.
ANAC sottolinea che una corretta programmazione non è solo un atto burocratico, ma l’espressione dei principi di buon andamento, economicità ed efficienza dell’azione amministrativa.
L’Autorità ribadisce che la programmazione è il momento fondamentale per ottimizzare le risorse e garantire il controllo su tutte le fasi gestionali di un appalto.
Nel caso bolognese, invece, la strategia adottata ha ristretto il campo della concorrenza, favorendo potenzialmente solo i grandi gruppi industriali.
Trenta giorni per cambiare rotta
Il verdetto dell’Autorità non lascia spazio a interpretazioni: il Comune di Bologna ha ora trenta giorni di tempo per assumere le iniziative necessarie e conformarsi alle regole di diritto.
L’Ente locale dovrà rivedere la struttura della gara per garantire che il servizio di ristorazione per migliaia di studenti bolognesi venga affidato nel pieno rispetto della legalità e della libera concorrenza.