Servizi ambientali – La delibera 378/2025 rileva l’incompatibilità con la normativa nazionale e i principi di concorrenza UE
L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), con la Delibera n. 378 del 1° ottobre 2025, è intervenuta in modo netto contro l’affidamento dei “Servizi ambientali” da parte di un consorzio di 24 Comuni di una Provincia autonoma del Nord Italia.
L’operazione, che prevedeva il riaffidamento diretto dei servizi (raccolta, trasporto, smaltimento dei rifiuti, pulizia aree pubbliche) per un periodo di 13 anni, dal 2026 al 2038, in favore di un’Azienda speciale consortile, è stata ritenuta illegittima in quanto in contrasto con la normativa nazionale di settore e con i Principi europei di libera concorrenza e parità di trattamento.
La Proroga Contestata e la “Clausola di Salvaguardia”
L’Azienda speciale, dotata di personalità giuridica e autonomia imprenditoriale, è l’attuale gestore dei servizi per i Comuni aderenti.
Alla scadenza della Convenzione, prevista per il 31 dicembre 2025, i 24 Consigli comunali hanno deliberato una modifica della durata e la proroga della scadenza fino al 31 dicembre 2038.
Questo riaffidamento diretto è stato giustificato dai Comuni come un periodo transitorio, in attesa della trasformazione del Consorzio in una Società di capitali “in house”.
I Comuni hanno tentato di far valere la clausola di salvaguardia contenuta nell’art. 1, comma 5, del D.Lgs. n. 201/2022 (Riforma organica dei servizi pubblici locali di rilevanza economica), che prevede l’applicazione delle disposizioni del Decreto “compatibilmente con gli Statuti speciali e le relative norme di attuazione”.
Secondo la tesi provinciale, ciò avrebbe consentito l’applicazione della disciplina locale in materia di Servizi pubblici.
Il Limite Invalicabile delle Norme di Riforma Economico-Sociale
L’ANAC ha respinto fermamente questa interpretazione, chiarendo che l’art. 1 del D.Lgs. n. 201/2022 stabilisce principi comuni, uniformi ed essenziali validi su tutto il territorio nazionale.
L’Autorità ha sottolineato che le disposizioni del Decreto sono state qualificate dal Legislatore come “norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica“.
Questa qualificazione eleva il D.Lgs. 201/2022 a un “limite invalicabile” per la potestà legislativa esclusiva delle Regioni a Statuto speciale e delle Province autonome, le quali sono tenute ad adeguare le proprie discipline locali al nuovo quadro normativo nazionale.
In sintesi, la Delibera ANAC ribadisce il primato delle norme fondamentali nazionali a tutela della concorrenza e della parità di trattamento, principi cardine del diritto dell’Unione Europea e del Codice dei Contratti Pubblici.
Obbligo di Azioni Correttive per le Stazioni Appaltanti
Sulla base di queste considerazioni, l’ANAC ha formalmente rilevato l’incompatibilità dell’affidamento dei 24 Comuni con la normativa vigente.
Le Stazioni appaltanti consorziate sono ora chiamate a valutare con urgenza l’adozione di azioni correttive in autotutela.
L’obiettivo è garantire che la gestione dei Servizi ambientali sia conforme al quadro normativo a partire dal 1° gennaio 2026.
I Comuni hanno l’obbligo di informare l’ANAC delle misure adottate entro 45 giorni dalla comunicazione della Delibera. Il mancato adeguamento aprirebbe la strada a ulteriori interventi da parte dell’Autorità e potenziali contenziosi.