Il Ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha rivendicato un “arretrato pazzesco recuperato” sui contratti del pubblico impiego, sottolineando la serrata attività della PA negli ultimi due anni per allineare il calendario contrattuale.
Nonostante i progressi, la tornata di rinnovi non è ancora conclusa e si appresta a vivere due passaggi cruciali.
Il primo appuntamento è fissato per il 4 novembre, data in cui è attesa la chiusura dell’iter per la certificazione della nuova rappresentatività sindacale.
Questo passaggio è fondamentale per poter avviare le trattative per il triennio 2025/2027, per il quale le risorse sono già state stanziate con la Legge di Bilancio dello scorso anno e le regole d’ingaggio definite dalla direttiva del Ministro per la PA, Paolo Zangrillo.
L’Effetto a Catena: I Due Contratti in Sospeso
L’imminente apertura delle trattative 2025/2027 sta creando un vero e proprio “effetto a catena” sui due tavoli negoziali che ancora non hanno trovato l’accordo per il triennio precedente, il 2022/2024:
- Istruzione e Ricerca
- Funzioni Locali (Regioni, Province, Città, Comuni, Camere di commercio)
Complessivamente, si tratta di oltre un milione e mezzo di dipendenti in attesa del rinnovo.
Il Nodo Critico: Funzioni Locali e l’Insufficienza delle Risorse
Il comparto più critico è quello degli enti locali, dove l’accordo sul 2022/2024 è bloccato dal “no” di CGIL e UIL (che insieme detengono la maggioranza).
L’opposizione è motivata dalla presunta insufficienza delle risorse stanziate.
Mentre l’inflazione registrata nel triennio è stata del 14% abbondante, le risorse attuali consentirebbero solo un aumento medio del 6%.
Un recupero integrale dell’inflazione è stato giudicato economicamente insostenibile (il costo stimato per tutta la PA sarebbe di quasi 32 miliardi).
Per sbloccare lo stallo, le richieste sindacali si sono concentrate sull’idea di anticipare sul 2022/2024 una quota delle risorse già previste per la tornata 2025/2027.
Sebbene questa ipotesi incontri grossi ostacoli sul terreno contabile, il passare del tempo e l’imminenza del nuovo triennio la rendono una soluzione sempre più probabile.
I Numeri del Possibile Accordo Combinato
Una firma ravvicinata (nei prossimi mesi) dei contratti 2022/2024 e 2025/2027, combinando le risorse dei due trienni, potrebbe tradursi per i dipendenti locali in:
- Un’una tantum di circa 2.500 euro per gli arretrati.
- Un aumento mensile che partirebbe da circa 190 euro quest’anno, per salire a 230 euro l’anno prossimo e arrivare a 280 euro a regime dal 2027.
Il Confronto Politico e Sindacale
La necessità di un ulteriore sforzo è stata ribadita dal segretario generale della UIL, Pierpaolo Bombardieri, il quale, incontrando il Ministro Zangrillo, ha riconosciuto lo stanziamento “importante” ma ha chiesto di “prendere le risorse già previste fino al 2027” per firmare immediatamente i contratti.
Il Ministro Zangrillo, pur riconoscendo la complessità dell’anticipo in un momento di attenzione massima ai conti pubblici (sforzo verso il 3% di deficit/Pil), si è mostrato aperto, auspicando una “soluzione condivisa da tutti”.
L’Opzione del Fondo di Perequazione
Un altro elemento che potrebbe facilitare i negoziati è la proposta avanzata dal Ministro Zangrillo a Giorgetti in vista della Manovra: l’istituzione di un “fondo di perequazione”.
Con una dotazione iniziale ipotizzata di 100-150 milioni di euro, il fondo servirebbe a consentire agli enti locali in difficoltà economica di rinforzare il salario accessorio, replicando la possibilità già concessa dall’ultimo decreto sulla PA (Dl 25/2025) alle amministrazioni con bilanci in salute.
Se venisse inserito in Legge di Bilancio, questo fondo rappresenterebbe un ulteriore incentivo per sbloccare la firma del contratto delle Funzioni Locali.