L’appuntamento con la riforma dei tributi locali trova le Province in una posizione di estrema debolezza, completamente prive di una reale autonomia tributaria e con scarse speranze di ottenerla dal decreto attuativo della delega approvato lo scorso 9 maggio.
L’allarme è stato lanciato dall’Unione delle Province (UPI) in un documento tecnico preparato in vista della discussione in Conferenza Unificata, che precederà l’esame parlamentare del provvedimento.
Risposte Parziali dal Governo e Squilibri Persistenti
Nonostante il riordino proposto dal Governo offra alcune risposte importanti agli enti di area vasta, tanto che la posizione tecnica dell’UPI è più morbida rispetto a quella dei Comuni, le prospettive per le Province restano critiche. Il vero problema risiede nella profonda distanza tra le esigenze finanziarie strutturali delle Province e i margini di bilancio estremamente ridotti destinati a questo capitolo della riforma fiscale.
Un calcolo aggiornato con l’ultima legge di bilancio rivela uno squilibrio di 928,9 milioni di euro all’anno tra capacità fiscali e fabbisogni standard, corretto con il contributo alla finanza pubblica. Questa cifra, significativa, equivale al 22,3% delle entrate tributarie delle Province.
Tale deficit sarà compensato solo parzialmente dal fondo pluriennale per le funzioni fondamentali ed è stato finora tamponato esaurendo lo spazio di manovra delle leve fiscali a disposizione, come l’imposta RC Auto e l’Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT).
La Riforma non Risolve il Nodo dell’Autonomia
La riforma in discussione, pur non peggiorando immediatamente la situazione (pareggia i conti tra l’RC Auto standard che andrebbe allo Stato e la quota di compartecipazione all’IRPEF riconosciuta alle Province), non migliora l’autonomia tributaria degli enti.
L’UPI ricorda che i principi della delega fiscale apparivano ben più ambiziosi, puntando a “consolidare il sistema dell’autonomia finanziaria” e a “potenziare l’autonomia finanziaria” anche “salvaguardando la manovrabilità” dei tributi locali, come indicato dall’articolo 14 della legge 111/2023.
Su queste premesse, le Province chiedono che la compartecipazione all’IRPEF sia dinamica, permettendo agli enti di beneficiare di un eventuale aumento del gettito. Richieste analoghe sembrano provenire anche dalle Regioni. Tuttavia, l’ostacolo non marginale a questa proposta è legato al fatto che, in termini di finanza pubblica, la dinamicità del gettito ha un costo.
Infine, gli enti tornano a sollecitare l’incremento di un euro dell’imposta di sbarco, una misura presente nelle prime bozze del testo ma poi scomparsa dalla versione finale per evitare polemiche. Questo nonostante l’imposta verrebbe pagata principalmente dai turisti, spesso stranieri, e non dai cittadini residenti.