Comuni, Province, Città metropolitane, Regioni e altri enti locali e regionali si trovano a dover ridefinire le proprie procedure di assunzione per recepire le recenti modifiche legislative, in particolare quelle introdotte dal Dl 25/2025.
Le nuove disposizioni impattano significativamente su istituti come i comandi e la mobilità volontaria, oltre a precisare e ampliare le opzioni disponibili per il reclutamento del personale.
Obbligo di mobilità volontaria e nuove soglie
Prima di ogni assunzione a tempo indeterminato o determinato (con durata superiore a un anno, escluse le eccezioni legate a PNRR, politiche di coesione e l’articolo 110 del TUEL), resta in vigore l’obbligo di comunicazione previsto dall’articolo 34-bis del Dlgs 165/2001.
A partire dalla fine di febbraio, con l’entrata in vigore della legge di conversione del Dl 202/2024 (Milleproroghe), la procedura di mobilità volontaria non è più un obbligo generalizzato.
A decorrere dal 2026, l’attivazione di tale procedura sarà richiesta solo per le pubbliche amministrazioni che prevedono almeno 10 assunzioni nell’anno.
Sono esentati gli enti locali con meno di 50 dipendenti e gli enti del servizio sanitario. Attraverso la mobilità, gli enti dovranno coprire almeno il 15% delle facoltà assunzionali effettivamente impiegate nell’esercizio.
L’inadempienza a questa disposizione comporterà una sanzione corrispondente in termini di capacità assunzionali.
Comandi e stabilizzazioni: obblighi e sanzioni
Una delle novità più rilevanti introdotte dal Dl 25/2025 riguarda la stabilizzazione del personale in comando.
Già a partire dal 2025, senza deroghe per i piccoli enti locali, le pubbliche amministrazioni sono tenute ad assumere a tempo indeterminato il personale che è in servizio presso l’ente in posizione di comando da almeno 12 mesi e che ha ottenuto una valutazione pienamente positiva.
La mancata osservanza di questa norma è severamente sanzionata: oltre alla cessazione del comando, l’ente inadempiente non potrà utilizzare l’istituto del comando per i successivi 18 mesi, anche per profili professionali diversi.
Le diverse procedure di assunzione disponibili
Il legislatore ha delineato un quadro di procedure assunzionali che gli enti possono utilizzare per soddisfare il proprio fabbisogno di personale, la cui scelta deve essere formalizzata all’interno del PIAO (sottosezione programma del fabbisogno).
Tra le opzioni disponibili troviamo:
- Concorsi pubblici, anche in forma associata tra più enti.
- Scorrimento di graduatorie di concorsi già espletati, sia del proprio ente che di altre amministrazioni.
- Formazione di albi di idonei da cui attingere per le future assunzioni.
- Stabilizzazioni del personale precario.
- Progressioni verticali, incluse quelle “speciali” o “in deroga” previste dall’articolo 13 del contratto del 16 novembre 2022, la cui scadenza è fissata al 31 dicembre 2025 (ma potrebbe essere prorogata).
- Concorsi con riserva di posti.
- Avviamento per l’area degli operatori.
- Assunzioni di giovani tramite contratti di apprendistato e di formazione e lavoro per l’area dei funzionari. Il Dl 25/2025 ha esteso questa possibilità anche ai diplomati degli Istituti Tecnici Superiori (ITS).
Nuove regole per lo scorrimento delle graduatorie
Il Dl 25/2025 ha introdotto importanti modifiche anche per l’utilizzo delle graduatorie. Ora è possibile utilizzarle anche per coprire posti di nuova istituzione o trasformazione.
È stato superato il vincolo giurisprudenziale che limitava lo scorrimento delle graduatorie del proprio ente prima dell’indizione di un nuovo concorso, purché vi fosse identità di profilo e area di inquadramento.
Infine, il decreto ha chiarito che entro il termine di scadenza della graduatoria deve essere avviata la procedura di scorrimento, rendendo l’ente che ha indetto il concorso responsabile di consentirne l’utilizzo da parte di altre amministrazioni, nel rigoroso rispetto dell’ordine di merito.