La controversia ruota attorno all’applicazione dell’articolo 15-ter del D.L. n. 34/2019. Questa norma ha conferito agli enti locali un’arma potente: la possibilità di subordinare il rilascio, il rinnovo e persino la permanenza in esercizio di licenze e autorizzazioni commerciali alla regolarità dei pagamenti dei tributi locali (IMU, TARI, ecc.).
L’obiettivo del legislatore era chiaro: colpire l’evasione proprio lì dove l’evasore trae il proprio reddito, trasformando la regolarità fiscale in un requisito abilitante per l’attività d’impresa.
Tuttavia, come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli applicativi e nella proporzionalità della sanzione.
La sentenza n. 2763/2025: i limiti al potere regolamentare
Il TAR Sicilia ha ribadito che, sebbene il potere dei Comuni sia fondato su una norma di legge nazionale, la sua attuazione tramite regolamento comunale deve rispettare criteri rigorosi.
La pronuncia sottolinea che:
- Necessità del Regolamento: Il Comune non può agire in via automatica o estemporanea; deve esserci una norma regolamentare interna che disciplini chiaramente le modalità di verifica e le conseguenze dell’irregolarità.
- Procedimento e Contraddittorio: Prima di arrivare alla sospensione o alla revoca della licenza, l’amministrazione deve garantire all’operatore economico la possibilità di regolarizzare la propria posizione o di contestare l’addebito.
- Proporzionalità: La sanzione (come la chiusura dell’attività) deve essere proporzionata all’entità del debito e non deve tradursi in un impedimento assoluto e irreversibile se l’imprenditore dimostra la volontà di sanare la morosità.
“Permanenza in esercizio”: un concetto sotto i riflettori
Uno dei punti più dibattuti riguarda proprio la “permanenza in esercizio”. Il TAR ha chiarito che il mancato pagamento dei tributi può effettivamente portare alla sospensione dell’attività già avviata.
Non si tratta di una “sanzione impropria”, ma di una condizione di legittimità del titolo abilitativo.
In altre parole, se l’imprenditore smette di pagare le tasse comunali, perde uno dei requisiti necessari per mantenere aperta la saracinesca.
Tuttavia, i giudici hanno precisato che tale misura deve avere natura ripristinatoria e non meramente punitiva: una volta saldato il debito (o avviata una rateizzazione), l’attività deve poter riprendere immediatamente.
Le implicazioni per le imprese e gli enti locali
Questa sentenza funge da monito per entrambi i fronti:
- Per i Comuni: È fondamentale che i regolamenti antievasione siano scritti con precisione, evitando automatismi che potrebbero essere annullati in sede di ricorso per violazione del principio di proporzionalità.
- Per i Commercianti: La regolarità tributaria non è più “solo” un obbligo fiscale, ma diventa un pilastro della continuità aziendale. Ignorare gli avvisi di accertamento dei tributi locali può portare al blocco totale dell’attività, con danni economici superiori al debito stesso.
Sentenza n. 2763 del 18 dicembre 2025, il Tar Sicilia – Palermo (Sezione I)