Con il recente Parere il Supporto giuridico del MIT ha sciolto i dubbi riguardanti la corretta imputazione contabile degli interventi in Partenariato Pubblico-Privato (PPP) all’interno del Programma triennale.
Il quesito centrale riguardava la necessità, per gli Enti, di stanziare l’intera somma dell’intervento fin dal primo momento o se fosse possibile procedere per annualità.
Il quadro normativo: tra Codice dei Contratti e Bilancio
La disciplina si muove lungo il solco tracciato dal D.Lgs. n. 36/2023:
- Art. 175: Prevede l’adozione del Programma triennale specifico per le esigenze soddisfabili tramite PPP.
- Art. 37: Stabilisce il principio di unitarietà della programmazione (lavori, servizi e forniture) e il principio di coerenza con i documenti di bilancio.
- Allegato I.5: Delinea le modalità operative per la compilazione delle schede e la dimostrazione della copertura finanziaria.
Il principio di competenza contro l’impegno integrale
Il nodo interpretativo è stato sciolto in favore della flessibilità gestionale. Secondo il MIT, la “coerenza con il bilancio” non impone un accantonamento totale e preventivo dell’intera operazione pluriennale. Al contrario:
- Ripartizione per annualità: Gli importi devono essere distribuiti nel triennio di programmazione seguendo l’andamento effettivo della spesa prevista.
- Annualità successive: Le somme che eccedono l’orizzonte del triennio devono confluire nelle apposite voci relative agli anni successivi.
- Criterio della competenza: Il driver principale resta la competenza finanziaria, evitando inutili e immobilizzanti stanziamenti integrali anticipati.
Implicazioni per gli Enti Locali
Il chiarimento del Ministero offre una guida operativa preziosa per i Responsabili Unici di Progetto (RUP) e i servizi finanziari, delineando tre regole d’oro:
| Obiettivo | Azione richiesta |
| Uniformità | Trattare il PPP con le medesime regole di programmazione degli altri appalti. |
| Flessibilità | Articolare la copertura in base alla reale scansione temporale dei flussi (canoni, contributi, ecc.). |
| Trasparenza | Indicare chiaramente le quote destinate agli anni fuori dal triennio nelle voci di programmazione pluriennale. |
Conclusioni: equilibrio tra cronoprogramma e stanziamenti
Il MIT conferma che la programmazione non deve essere un ostacolo burocratico, ma uno specchio fedele della capacità di spesa dell’ente.
Gli Enti sono dunque chiamati a una pianificazione accurata che eviti sia la sottostima delle risorse, sia l’improprio “congelamento” di fondi non ancora necessari.