La Legge di Bilancio 2026 introduce la facoltà per Regioni e Comuni di sanare IMU, TARI, Canoni e Multe, estendendo gli sconti anche all’accertamento e alle liti pendenti. Congelato il federalismo fiscale.
Mentre l’attenzione del Paese era focalizzata sulla versione “limitata” della quinta rottamazione (riguardante avvisi bonari, contributi e multe stradali), la bozza della Legge di Bilancio 2026 ha aperto le porte a una sanatoria a tutto campo per le entrate degli enti territoriali.
La manovra, infatti, concede a Regioni, Province, Città metropolitane e Comuni la “libertà di rottamazione”, consentendo loro di “introdurre autonomamente tipologie di definizione agevolata”.
La Sanatoria Locale a “Assetto Variabile”
La nuova disposizione, in vigore dal 1° gennaio, permette agli enti locali di decidere in autonomia di applicare il taglio o l’azzeramento di interessi e sanzioni per tutte le proprie entrate, comprese quelle di natura patrimoniale.
L’ambito di intervento è amplissimo e, a differenza delle sanatorie statali, potrà estendersi:
- A IMU, TARI, canoni e multe.
- Ai casi in cui il mancato pagamento è stato scoperto a seguito di attività di accertamento.
- Alle liti pendenti davanti ai giudici.
Ogni amministrazione potrà creare un “menù su misura”, scegliendo quali entrate rottamare e quali no, dando vita a una sanatoria ad assetto variabile che si modificherà da ente a ente.
L’unica indicazione fornita dalla norma è di strutturare le sanatorie locali tenendo conto della “situazione economica e finanziaria degli enti e della capacità di incrementare la riscossione delle proprie entrate”.
Le Esclusioni dall’Affidamento Agevolato
Le scelte di sindaci e presidenti in materia di rottamazione avranno però dei confini. Restano escluse dall’applicazione della definizione agevolata:
- Le addizionali ai tributi erariali (come l’IRPEF).
- L’IRAP, destinata al finanziamento della sanità.
- Le compartecipazioni ai tributi erariali.
Lo Stallo sul Federalismo Fiscale
L’inserimento della “libertà di rottamazione” in Legge di Bilancio rappresenta un’accelerazione normativa che bypassa lo stallo creato dal capitolo federalista della delega fiscale.
Il decreto legislativo attuativo di tale delega, approvato in via preliminare il 9 maggio, è infatti congelato a causa dell’opposizione di Regioni e Comuni.
Gli enti locali hanno presentato obiezioni profonde, chiedendo, tra le altre cose, una compartecipazione all’IRPEF “dinamica” (esclusa per i Comuni) che sia in grado di aumentare il gettito lasciato ai territori al crescere dell’imposta erariale.
Questo contrasto ha reso “politicamente complicato” procedere con il federalismo fiscale, il cui iter di approvazione finale (previsto dopo la fine dell’anno) si è allungato, spingendo il Governo a includere la rottamazione locale nella manovra finanziaria.
Riscossione: meno accantonamenti e l’ipotesi Amco
La mossa sulla rottamazione corre in parallelo con altre disposizioni volte a migliorare la gestione della finanza locale:
- Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE): Una nuova regola in Legge di Bilancio permetterà agli enti che certificano un miglioramento nella capacità di riscossione (rispetto al triennio precedente) di ridurre gli accantonamenti al Fondo di garanzia sui crediti di dubbia esigibilità.
Questo, di fatto, aumenterà la loro capacità di spesa. La novità entrerà a regime nel 2027, ma sarà adottabile già dall’anno prossimo in sede di assestamento di bilancio. - Riscossione coattiva e Amco: La manovra avvia anche un progetto per l’affidamento della riscossione coattiva delle entrate locali ad Amco, la società del Tesoro specializzata nella gestione degli Npl (Non-Performing Loans).
Questo affidamento è ipotizzato come strada obbligata per gli enti che non riescono a raggiungere i risultati minimi di incasso che verranno fissati con decreto ministeriale.