Il parere 750/2025 frena la riforma delle concessioni balneari, evidenziando gravi criticità giuridiche ed economiche nel decreto ministeriale sugli indennizzi.
Il Consiglio di Stato ha espresso una valutazione fortemente negativa sullo schema di decreto ministeriale volto a disciplinare gli indennizzi da riconoscere ai concessionari uscenti al termine delle concessioni balneari.
Il parere, richiesto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di concerto con il Ministero dell’Economia, solleva questioni cruciali che ne compromettono l’attuabilità e la conformità ai principi di concorrenza europei.
Le criticità evidenziate: rischio sproporzione e vantaggi indebiti
Secondo il parere, lo schema di decreto presenta un meccanismo di indennizzo che rischierebbe di essere sproporzionato.
Il Consiglio di Stato avverte che l’onere economico potrebbe gravare eccessivamente sui concessionari subentranti, specialmente le piccole e medie imprese, disincentivando di fatto il ricambio e l’ingresso di nuovi operatori nel mercato.
Questo meccanismo, anziché promuovere la competizione, finirebbe per favorire i gestori uscenti, creando un “vantaggio competitivamente ingiustificato”.
Un altro punto dolente riguarda l’ambiguità sui beni e sugli attivi indennizzabili. Il decreto estende l’indennizzo anche a beni amovibili e a beni immateriali come marchi e know-how, che non sono necessariamente essenziali per la continuazione dell’attività.
Tale estensione, secondo il Consiglio di Stato, non solo distorce la concorrenza, ma ignora il principio per cui l’indennizzo dovrebbe essere circoscritto esclusivamente agli investimenti effettivamente trasferibili e non ancora ammortizzati.
Mancanza di dati e problemi procedurali
Il Consiglio di Stato ha inoltre rilevato la totale assenza di un’analisi di impatto economico, lamentando la mancanza di dati concreti sugli effetti della nuova disciplina, in particolare per le PMI.
Senza queste informazioni, non è possibile valutare adeguatamente la compatibilità del decreto con la normativa europea, in particolare con l’articolo 12 della Direttiva 2006/123/CE, che mira a garantire un mercato unico dei servizi libero da ostacoli ingiustificati.
Non mancano le critiche anche sul piano procedurale, con il parere che segnala problemi nella concertazione tra i Ministeri e un ingiustificato ritardo nella predisposizione del decreto rispetto ai termini di legge.
Il principio di proporzionalità e il futuro della normativa
Il parere 750/2025 sottolinea con forza un principio fondamentale: non esiste una disposizione che riconosca un indennizzo automatico e generalizzato ai concessionari uscenti.
Qualsiasi forma di indennizzo deve essere proporzionata, giustificata e legata agli investimenti non ammortizzati e trasferibili.
In conclusione, il Consiglio di Stato chiede una profonda revisione della disciplina, sottolineando la necessità di un equilibrio tra la tutela degli investimenti esistenti e la salvaguardia dei principi di concorrenza, trasparenza e sostenibilità per l’intero comparto balneare.
La strada per una riforma efficace delle concessioni balneari resta dunque ancora aperta e necessita di un approccio più rigoroso e in linea con il diritto europeo.