La Corte dei Conti del Piemonte, con la delibera n. 105/2025/PRSP, ha ribadito un principio fondamentale spesso trascurato dagli enti locali: il piano di riequilibrio finanziario pluriennale non può limitarsi a un mero ripiano del disavanzo.
Il suo vero scopo è il raggiungimento di un equilibrio finanziario strutturale che garantisca la tenuta dei conti nel medio-lungo periodo.
Questo richiamo serve a ricordare che il piano non è una soluzione rapida, ma un percorso di risanamento profondo e duraturo.
Il quadro normativo e le misure richieste
Questo principio trova le sue radici normative nell’articolo 243-quater del TUEL e nelle interpretazioni della Sezione delle Autonomie della Corte dei Conti (delibera n. 5/SEZAUT/2018/INPR).
La Corte ha chiarito che il piano non è una semplice dilazione dei debiti, ma deve contenere un insieme coerente e credibile di misure strutturali.
La finalità è prevenire il riformarsi delle criticità finanziarie, agendo su tre fronti principali:
- Revisione rigorosa della spesa: l’ente deve definire obiettivi di riduzione chiari e verificabili.
- Corretta gestione dei residui attivi e passivi: è cruciale evitare che il bilancio sia “drogato” da crediti o debiti inesigibili.
- Verifica puntuale dei costi dei servizi erogati: i costi devono essere sostenibili e in linea con le entrate e le capacità finanziarie della comunità.
Solo attraverso interventi di questo tipo è possibile superare l’approccio meramente adempimentale e raggiungere una stabilità finanziaria duratura.
La Corte dei Conti sottolinea che l’adozione di un piano di riequilibrio richiede una visione di sistema e un approccio manageriale che molti amministratori locali faticano a implementare.
Osservazioni conclusive: il rischio del rinvio
Il monito della Corte del Piemonte è particolarmente rilevante in un contesto in cui molti Comuni considerano il piano di riequilibrio come uno strumento quasi “automatico” per spalmare i disavanzi nel tempo. La mera rateizzazione del debito non è sufficiente.
Senza riforme strutturali, il rischio è quello di posticipare il problema alle future amministrazioni, aggravando la sfiducia dei cittadini e compromettendo la qualità dei servizi essenziali.
Il piano di riequilibrio, quindi, deve essere inteso come un vero progetto di risanamento, un’opportunità per le amministrazioni locali di compiere scelte coraggiose e responsabili per coniugare rigore finanziario e rilancio dell’ente.