La Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, ha fornito un chiaro e tassativo orientamento in merito alla liquidazione del compenso per lavoro straordinario nel settore pubblico.
La Suprema Corte ha ribadito che il diritto a tale compenso non è automatico ma è subordinato a una specifica autorizzazione dell’amministrazione.
L’Autorizzazione Deve Essere Espressa
Secondo i giudici, per legittimare la spesa e il conseguente diritto del lavoratore, l’autorizzazione dell’ente pubblico deve essere:
- Preventiva (rilasciata prima dello svolgimento delle ore eccedenti);
- oppure, quantomeno, Postuma ma Espressa (chiara approvazione successiva).
Non è sufficiente che il lavoro eccedente l’orario ordinario sia semplicemente documentato o menzionato in atti interni.
L’Irrilevanza degli Atti Meramente Contabili e Informativi
La Cassazione ha chiarito che la semplice registrazione delle ore non costituisce un titolo valido per la liquidazione del compenso straordinario:
- Prospetto Presenze: Il prospetto riepilogativo interno ha un valore meramente contabile e informativo.
Esso serve unicamente a certificare che le ore sono state effettivamente lavorate, ma è insufficiente a fondare un titolo di spesa in assenza di una volontà chiara dell’amministrazione di autorizzarle. - Ordine di Servizio Vago: Similmente, un ordine di servizio che rinvii l’autorizzazione “ad altra sede” o che sia privo di esplicita approvazione non può essere interpretato come assenso implicito allo straordinario.
La Corte conclude affermando che solo l’autorizzazione formale, che manifesti la chiara volontà dell’amministrazione di sostenere quel costo, può legittimare la liquidazione delle ore straordinarie, anche se il lavoratore le ha indiscutibilmente prestate.