La fine del 2025 segnerà la conclusione del regime semplificato per i dehors, introdotto per supportare bar e ristoranti durante l’emergenza sanitaria.
Tuttavia, non si tornerà al passato: è in dirittura d’arrivo una nuova normativa che mira a trovare un equilibrio tra la tutela del patrimonio culturale e la necessità di superare le rigidità burocratiche.
L’obiettivo principale è aumentare l’autonomia dei Comuni e limitare l’intervento delle Sovrintendenze ai soli casi in cui la tutela è strettamente necessaria.
La bozza del decreto legislativo, che attua una delega contenuta nella legge sulla concorrenza, semplifica le procedure e punta a superare il “liberi tutti” senza reintrodurre un sistema troppo “ingessato”.
Si cerca di bilanciare le esigenze degli esercenti e degli amministratori locali con la protezione dei paesaggi urbani e dei beni culturali di maggiore pregio.
I due pilastri della riforma
La nuova normativa si basa su due punti chiave per snellire l’iter autorizzativo:
- Limitazione del parere della Sovrintendenza: Il via libera delle Sovrintendenze non sarà più necessario in via generale, ma solo per gli esercizi commerciali che si trovano in spazi urbani “strettamente prospicienti” monumenti nazionali, chiese o altri beni culturali di “valore identitario eccezionale”. Per tutti gli altri casi, l’autorizzazione spetterà al solo Comune, tramite la disciplina ordinaria sull’occupazione del suolo pubblico.
- Liste di tutela speciale: Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Ministero dei Beni Culturali dovrà stilare elenchi precisi dei beni che richiedono questa tutela speciale. Le liste dovranno rispettare il criterio della “stretta prospicienza”, basato sul diretto rapporto visivo e sull’immediata contiguità spaziale tra il dehors e il bene da tutelare. In questo modo, si intende evitare che le “zone di tutela” siano estese in maniera arbitraria.
Inoltre, il testo prevede la possibilità per gli Enti locali di stipulare accordi con gli uffici territoriali del Ministero, stabilendo criteri e prescrizioni che, una volta rispettati, consentano l’autorizzazione automatica dei dehors, senza ulteriori richieste.
Un’esclusione che crea paradossi
Nonostante la volontà di semplificare, la bozza di decreto sembra contenere un’importante limitazione. La nuova disciplina si applicherà solo ai “pubblici esercizi”, come ristoranti e bar.
Questo potrebbe creare una situazione paradossale: un ristorante potrebbe beneficiare delle nuove regole e posizionare i propri tavolini con un iter facilitato, mentre altre attività come gelaterie o fiorai, pur con strutture più semplici (es. una panchina o una fioriera), rischierebbero di rimanere vincolate alle vecchie e più restrittive normative.
Si tratta di un’asimmetria che rischia di vanificare in parte l’obiettivo di semplificazione e creare disparità tra esercenti.