Il rinnovo del contratto per i dipendenti di Regioni ed enti locali (triennio 2022/24) è bloccato da un lungo negoziato, che dura da 64 settimane.
La situazione, a cui si sono aggiunti ritardi negli altri comparti della Pubblica Amministrazione che hanno già chiuso o stanno per chiudere i loro accordi, ha creato un divario retributivo sempre più ampio.
Gli stipendi dei dipendenti locali sono già inferiori di circa l’11% rispetto a quelli dei ministeri, e questo ritardo rischia di aggravare il problema.
I motivi dello stallo e l’ipotesi di soluzione
La mancata intesa è dovuta principalmente alla posizione di Cgil e Uil, che insieme detengono la maggioranza assoluta nel comparto e hanno finora rifiutato la proposta di rinnovo.
La Uil, in particolare, aveva chiesto di aumentare i 142 euro lordi mensili di aumenti medi previsti, proponendo di anticipare una parte delle risorse già stanziate per il triennio successivo.
Questa proposta non è stata accettata, ma una nuova strategia, in apparenza insolita, potrebbe sbloccare la situazione.
La soluzione politica per il vecchio contratto potrebbe infatti arrivare dal nuovo negoziato, quello per il triennio 2025/27.
Con la direttiva “madre” del Ministero per la Pubblica Amministrazione in arrivo, e le risorse già messe a disposizione dalla legge di bilancio, si prevede un’accelerazione dei tempi.
L’idea è di chiudere in tempi rapidi l’intesa sulla parte normativa del contratto 2022/24, rimandando i punti più controversi, in particolare quelli economici, al negoziato successivo.
Prospettive e opportunità per il futuro
Questa strategia potrebbe essere facilitata dall’impegno del Governo a fare in fretta, e dal potenziale incremento del salario accessorio per le amministrazioni locali con meno risorse.
Tale incremento potrebbe essere sostenuto da un fondo richiesto dal Ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo.
In sostanza, dietro a un’apparente immobilità, le trattative sono in pieno movimento.
La strada da percorrere sembra essere quella di unire i due negoziati, permettendo così di risolvere le questioni pendenti e di avviare, in modo più solido, il lavoro per il prossimo triennio, con la speranza di colmare finalmente il gap retributivo e di trattenere i dipendenti nel comparto.