La Corte dei Conti ha evidenziato diverse e gravi criticità nell’affidamento all’esterno di servizi di supporto agli uffici comunali, quali l’elaborazione, la bonifica e l’incrocio di banche dati, e l’affiancamento del personale, finalizzati alla verifica e all’accertamento dei tributi comunali.
I rilievi principali si concentrano sull’illegittimità delle procedure di affidamento, sulla congruità dei compensi e sulla violazione del principio di autosufficienza organizzativa.
Illegittimità dell’Affidamento Diretto per Valore Indeterminato
Il primo punto critico riguarda la procedura di affidamento:
- Valore Indeterminato: Il servizio assume un valore indeterminato quando, in aggiunta a un compenso fisso, viene pattuito un aggio sulle somme riscosse a seguito di avvisi di accertamento e ruoli coattivi emessi.
- Violazione Normativa: In presenza di un valore indeterminato, l’utilizzo della procedura dell’affidamento diretto è da considerarsi illegittimo.
Non è infatti possibile quantificare a priori il compenso totale dovuto alla ditta appaltatrice, impedendo così la verifica del rispetto dei limiti di spesa previsti dalla normativa per l’acquisizione in economia di servizi e per la deroga al principio di rotazione (art. 49, comma 6, D.Lgs. 36/2023).
Rischio Erariale per Aggio Irragionevole e Senza Rischio Operativo
La Sezione di controllo ha ravvisato profili di responsabilità erariale in relazione alla pattuizione dell’aggio:
- Aggio e Rischio Operativo: La corresponsione di un aggio sulla riscossione alla società appaltatrice è considerata problematica, soprattutto se non si verifica un trasferimento del rischio operativo a carico dell’appaltatore e se l’aggio si aggiunge a un compenso fisso già significativo.
- Aggio Riconosciuto Irragionevole: L’aggio pattuito nel caso di specie (pari al 17% delle somme riscosse) è stato ritenuto improprio e determinato in misura irragionevole.
Il confronto è stato fatto con l’aggio riconosciuto agli agenti della riscossione, come l’Agenzia delle entrate–Riscossione (art. 17 D.Lgs. 112/1999), dove l’aggio è fissato al 6% (e solo per la metà, 3%, a carico dell’ente creditore se la riscossione avviene rapidamente).
Violazione del Principio di Autosufficienza Organizzativa (Extrema Ratio)
La Corte ha richiamato il principio generale dell’ordinamento che impone alle Pubbliche Amministrazioni di utilizzare al meglio le proprie risorse interne:
- Autosufficienza Organizzativa: L’ente deve far fronte alle ordinarie competenze istituzionali impiegando le proprie risorse umane e professionali, secondo il principio dell’autosufficienza organizzativa.
- Ricorso Esterno Come Extrema Ratio: Il ricorso a professionalità esterne per attività che rientrano nelle ordinarie competenze dell’Ente, sia tramite incarichi che appalti di servizi, deve essere considerato una “extrema ratio” e ammesso solo in casi eccezionali.
- Necessità di Accertamento: L’Amministrazione non può limitarsi a richiamare una generica carenza di personale o la circostanza che il personale sia già impegnato a tempo pieno, ma deve aver accertato l’oggettiva impossibilità di utilizzare le risorse umane disponibili al proprio interno (richiamo a Sezione centrale contr. legitt., delibera n. 13/2013).
Conseguenze della Delibera
In considerazione dei rilevanti profili di responsabilità amministrativo-contabile e dei potenziali profili di rilievo penale (legati all’uso illegittimo di denaro pubblico a vantaggio di un privato e alla violazione dei doveri di imparzialità), la Sezione emiliana ha ritenuto necessario trasmettere la deliberazione alla:
- Procura contabile
- Procura della Repubblica competente per territorio