L’ANAC ha messo i puntini sulle “i” riguardo a una pratica che, per quanto dettata spesso da necessità organizzative, rischia di minare alla base la trasparenza degli Ordini professionali: la nomina del Vicepresidente a Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza (Rpct).
Il nodo del conflitto: controllore e controllato
La ratio espressa dall’Autorità, rispondendo a un quesito giunto da un Ordine pugliese, è cristallina: non si può essere contemporaneamente chi decide e chi controlla.
Il Rpct deve godere di una autonomia valutativa reale. Se il Responsabile fa parte dell’organo di indirizzo politico (come appunto il Vicepresidente), la sua capacità di segnalare criticità o comportamenti non conformi risulterebbe, almeno in apparenza, compromessa.
In breve: è difficile sanzionare o correggere una decisione che si è contribuito a prendere.
L’ombra della Presidenza
Un ulteriore elemento di rischio evidenziato dall’ANAC riguarda le funzioni vicarie. Il Vicepresidente, per sua natura, è destinato a sostituire il Presidente in caso di assenza o impedimento.
Assumendo la rappresentanza e la gestione attiva dell’ente, il rischio di una “confusione di ruoli” diventa una certezza, rendendo praticamente impossibile mantenere quella necessaria distanza di sicurezza tra gestione e vigilanza.
Soluzioni per le realtà di piccole dimensioni
Consapevole che non tutti gli Ordini dispongono di una struttura dirigenziale complessa, l’ANAC offre una via d’uscita pragmatica. Nelle realtà più piccole o sprovviste di dirigenti compatibili:
- La scelta del Rpct può ricadere su un soggetto non dirigente.
- È fondamentale che la scelta sia opportunamente motivata.
- Il candidato deve comunque possedere competenze adeguate al ruolo.
Cosa fare se la differenziazione è impossibile?
Se l’amministrazione è così ridotta da non permettere una netta separazione delle carriere, l’Autorità non chiude la porta, ma impone “paracadute” di sicurezza. In questi casi estremi, vanno adottate misure di mitigazione del rischio come:
- Controlli incrociati: far partecipare altro personale alle operazioni di verifica.
- Rendicontazione oggettiva: i report all’organo di indirizzo devono basarsi su dati numerici e fatti documentati, non solo su valutazioni personali.
- Astensione: l’obbligo per il Rpct di sfilarsi dalle attività di monitoraggio qualora riguardino decisioni che lo hanno visto coinvolto in altra veste.